Esce in Italia “La società dei makers” di David Gauntlett

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Foto da davidgauntlett.com
Foto da davidgauntlett.com

In genere è difficile raccontare una rivoluzione sociale e tecnologica mentre è in pieno svolgimento.

Making is connecting”, saggio scritto da David Gauntlett nel 2011, riesce a farlo efficacemente, descrivendo gli effetti collettivi dei nuovi legami tra creatività, artigianato e tecnologia, profondamente radicati nell’idea di comunità e di territorio.

David GauntlettDa oggi il testo è disponibile anche in Italia, col titolo “La società dei makers”, con una bella scelta di titolo che mette l’enfasi proprio sulle persone che sono protagoniste di questo cambiamento.

L’edizione italiana è stata presentata dall’autore proprio oggi – quale occasione migliore! – alla Maker Faire Rome.
Vale la pena leggere un brano dell’introduzione, affidata a Stefano Micelli:

Il libro suggerisce di andare oltre le solite opposizioni (grande e piccola impresa, servizi vs. manifattura, materiale vs. digitale) per guardare alla rivoluzione in corso con uno sguardo nuovo, capace di cogliere il valore di connessioni spesso sorprendenti.

Quanto al dibattito italiano, uno spunto importante riguarda la possibilità di riconciliare l’attività manifatturiera con un’idea forte di cultura e di socializzazione. Questi due mondi, tenuti a lungo separati (spesso in maniera ideologica), conoscono oggi spazi di intersezione crescenti, molto lontani dalle forme tradizionali che hanno segnato il paradigma economico che abbiamo lasciato alle spalle…”

Anche questa trattazione lavora su una visione di economia più sostenibile che unisce tecnologia e tradizione, grazie a una creatività nuova, che si sviluppa lavorando su entrambi gli aspetti.

Ma “La società dei makers” fa di più, spiega Tiziano Bonini, uno dei traduttori del testo:

Questo libro rappresenta una lettura importante non soltanto per quegli imprenditori che si stanno chiedendo come rispondere ad una crisi strutturale e di paradigma ma anche per chi, come me, è interessato al valore sociale dei media, al loro potenziale creativo e democratico.

Raccontare una rivoluzione è solo il primo passo: quello successivo è delineare un modello per interlocutori assai differenti e che, con varie competenze, lavorano a una visione produttiva che sia creativa e sostenibile.